ANNO
2014

FATTO
Un piccolo imprenditore romano, M.G., viene sottoposto a custodia cautelare poiché ritenuto concorrente esterno nell'associazione criminosa dedita al traffico di stupefacenti, per aver pagato il debito contratto dal figlio con il sodalizio.

QUESTIONE
Nonostante la delicata situazione del rapporto familiare, è legittimo condannare l'imputato per una simile condotta, sulla base della dubbia interpretazione delle intercettazioni telefoniche e dei servizi di osservazione svolti?

RISPOSTA
La Corte di Appello, in accoglimento dei motivi di impugnazione proposti dalla difesa, assolve l'imputato affermando che il pagamento del debito contratto dal figlio non costituisca elemento sufficiente a provare il concorso nel reato associativo.